Comune di Stezzano | Sito Istituzionale

Storia del comune

LA STORIA 


Che il territorio di Stezzano sia stato abitato sin da epoche antiche è chiaramente documentato dalle lapidi romane rinvenute.
Tralasciando i pochissimi reperti tardo-antichi si può con sicurezza affermare che il territorio era sicuramente abitato in epoca alto-medioevale. 
Dai documenti pervenutici anteriori all'anno 1000 sono infatti note diverse persone indicate come "de Stegiano", cioè residenti nel territorio denominato Stegiano.
Di queste solo due paiono essere riconducibili ad un unico gruppo famigliare, si tratta dell'Andrea de Stegiano nominato in un documento dell'806 e del diacono, nominato in un atto dell'875, di nome Stefano che era figlio del morto Andrea de Stegiano.
Questo personaggio doveva in ogni caso appartenere a un gruppo famigliare dotato di una discreta posizione sociale, infatti dispone della cappella di S. Vittore in Grumello al Piano, di case in Lalio e di una casa entro le fortificazioni cittadine di Bergamo.
Il territorio di Stezzano appare nel 1012 già dotato di una basilica dedicata a S. Pietro, e sul suo territorio, sin dal 915, iniziano ad essere identificabili le prime proprietà dei canonici di S. Vincenzo.
Nell'XI secolo l'abitato inizia ad essere interessato, insieme ai vicini villaggi, da un fenomeno migratorio verso le terre cremonesi e cremasche: nel 1082 un gruppo famigliare di origine Stezzanese ormai insediato stabilmente in Crema liquida le proprie residue proprietà nel villaggio d'origine.
Pochi anni dopo in un atto del 1084, é indicata per la prima volta l'esistenza di un Castello in Stezzano. Non essendo individuabile negli atti conservati nessun Signore promotore della fortificazione si può ipotizzare che sia uno di quei fortilizi di proprietà comune realizzati da persone non legate tra loro da rapporti di parentela identificabile. Questi fortilizi pare siano stati edificati in forma associata dai contadini e piccoli proprietari terrieri che ne mantennero a lungo quote individuali di proprietà.
 
Non appare chiaro dalle fonti in nostro possesso quale tipo di dinamica storica abbia condotto la popolazione a passare da un abitato (villa) di tipo sparso a uno di tipo concentrato e fortificato (castrum).
Il termine "castrum" deve infatti in questo caso corrispondere a un vero e proprio villaggio fortificato. 
Tali fortificazioni sono altresì note sia in via documentaria che archeologica, si tratta di un insieme di capanne, in materiali deperibili, difese da uno spalto di terra sormontato da una palizzata e all'esterno da un ampio fosso circolare.
 
La caratteristica struttura del fossato anulare di questo castello é ancora chiaramente identificabile (tav. 1 - secolo XII) nella morfologia degli isolati che si trovano intorno alla chiesa(foto nn° 1-2), che probabilmente sorge nel sito dove in antico si trovava l'antica basilica di S. Pietro.
Al centro del fortilizio si doveva trovare una torre d'avvistamento le cui fondazioni furono nel XVIII secolo riutilizzate dagli edificatori del nuovo campanile.
La posizione del castello appare in stretta connessione con la via che in senso Nord-Sud collegava Levate a Bergamo, passando ad occidente del fortilizio, e con un'altra via che collegava, correndo in senso Ovest-Est, Guzzanica a Zanica passando a meridione dell'insediamento.
Se analizziamo i pochi dati sulla popolazione che ci sono pervenuti possiamo affermare che la popolazione di Stezzano comprendeva, tra gli altri, anche alcuni personaggi dotati di una solida posizione sociale. Nel 1087 sono noti Pietro e Giovanni figli del morto Bono di Stezzano che vendevano delle loro terre e negli stessi anni il libero uomo Picino da Stezzano operava con successo come banchiere.
Nel complesso il territorio stezzanese appare nel XI secolo abitato da una popolazione abbastanza ampia e già articolata socialmente, ciò anche se una parte di questa popolazione continua ad immigrare verso la pianura più a Sud: in un atto del 1179 sono ricordate delle persone originarie di Stezzano e Grumello al Piano che si erano stanziate a Lodi.
Certamente l'aumento e la prosperità della comunità Stezanese sono direttamente collegate alla possibilità di porre a coltura ampi tratti di pianura e alle opere di irrigazione che dal XII secolo resero più fertili le terre: lavori di creazione di nuove canalizzazioni sono ricordati già nel 1174.
La favorevole situazione agricola che i nuovi canali crearono in Stezzano richiamò sul nostro territorio l'attenzione dei Canonici di S. Vincenzo, che già vi detenevano alcune proprietà nel X secolo.
I Canonici in Stezzano nel 1199 acquistarono terre con relativa giurisdizione su due seriole, nel 1202 trattarono di alcune terre con Petrum de Suardis, nel 1218 un atto ricorda delle loro altre proprietà e nel 1280 è ricordato il toponimo "ad canonicum".
Nel 1260 i canonici di San Vincenzo sono tra i principali soggetti di una convenzione relativa a una seriola che attraversava il territorio di Stezzano, ma con quest'atto si pongono in evidenza anche altri soggetti.
Da una parte appaiono per la prima volta i consoli del comune di Stezzano e dall'altra si mettono in evidenza i rappresentanti del ramo dei Suardi detto dei Regolati. Se i rappresentanti del comune sembrano ricollegabili alle famiglie stesse che diedero origine al castello di Stezzano, i Suardi, che abbiamo visto già nel 1202 operare in Stezzano in stretti rapporti con i canonici di S. Vincenzo, sembrano aver raggiunto nella seconda metà del XII secolo una notevole preminenza all'interno della comunità stessa tanto da affiancarsi nell'atto ad essa sullo stesso piano. L'importanza assunta dai Suardi nell'ambito della comunità e i loro stretti rapporti con la canonica di S. Vincenzo è pure confermato dall'atto testamentario di uno di essi. Nel 1269 Guiscardino Suardi, figlio di Lanfranco fu Girardo e Canonico di S. Vincenzo, lasciò tra gli altri un lascito a vantaggio della chiesa di Stezzano.
Nel XIII secolo (tav 2 - secolo XIII) l'abitato sembra essersi consolidato: all'angolo sud-occidentale dell'antico recinto alcuni tratti di muratura superstite sembrano indicare un rafforzamento delle difese con opere in muratura e una torricella (foto n° 3). All'interno del recinto del fortilizio si individuano i resti di costruzioni assai più evolute delle precedenti, realizzate in murature di borlanti con elementi dei contorni, delle aperture e degli spigoli realizzate in masselli di pietra (foto n° 4).
Anche all'esterno dell'antico fossato a Nord e Nord-Est, nell'attuale via Canonici, sorsero edifici medioevali di cui ci sono pervenuti alcuni resti e che forse sono da identificare con la porzione residenziale delle proprietà dei canonici di S. Vincenzo e direttamente da ricollegarsi con il citato toponimo "ad Canonicum". Una certa attività edilizia sembra che si sia sviluppata anche lungo la via che correva a Sud all'esterno del fortilizio, si tratta in questo caso almeno di un grande edificio signorile (foto n° 5-6).
Nel 1282 e nel 1283 viene nominato, in alcuni lasciti, per la prima volta il convento delle suore "humiliate de Stazano". Questo convento si inurberà prima del 1342 in Bergamo nel borgo di S. Stefano dove oggi si trova il convento di S. Benedetto, infatti in quell'anno viene denominato come "domus de Stazano de Pergamo".
Il convento è poi ricordato nel 1361; a quell'epoca risulta che fosse composto da solo tre membri, e viene chiamato "Domus de S. Marie Novelle de Stezano".
Esistono alcuni dubbi sull'identità di appartenenza all'ordine umiliato del convento di Stezzano, infatti, se i vicari episcopali nel 1342 definiscono il convento come appartenente all'ordine umiliato, dall'altra parte esso non appare mai in nessun catalogo ufficiale delle fondazioni umiliate bergamasche.
La sede originaria del convento doveva sorgere nel territorio di Stezzano nel luogo "ubi dicitur ad S. Mariam", cioè ove oggi si trova il santuario della Madonna dei Campi.
Nel 1312 quando avvenne la rottura tra i Suardi e la famiglia Colleoni, Federico Colleoni, alleatosi con i suoi vecchi nemici guelfi, assalì vari centri abitati a Sud di Bergamo controllate dai ghibellini Suardi tra cui Spirano e Zanica, giungendo ad occupare Stezzano, territorio in cui, come abbiamo visto, i Suardi avevano grandi proprietà, e da cui tentarono un colpo di mano al fine di occupare Bergamo. Tentativo che fu respinto dall'opposta fazione.
I danni certamente patiti dall'abitato non ne diminuirono l'importanza, infatti nel 1331 fu ancora individuato negli statuti di Bergamo come il comune principale della zona a cui dovevano essere aggregati i limitrofi piccoli comuni di Guzzanica, Grumello al Piano e Sabbio.
E' nella prima metà del XIV secolo, probabilmente a seguito del rapido deteriorarsi della situazione politica interna e delle mutate condizioni di sicurezza che ne conseguirono, che si procedette ad un ampio piano di riorganizzazione in chiave difensiva dell'intero abitato (tav 3 - XIV secolo).
Le antiche fortificazioni, che risultavano ormai incapaci a garantire la difesa dell'intero abitato, che nel frattempo doveva essersi ulteriormente ampliato, furono abbandonate e fu realizzato un nuovo spalto, con un'ampio fossato circolare, dotato di almeno tre porte: una a Nord verso Bergamo, una a Est verso Zanica e un'altra a Sud verso Levate-Verdello e Guzzanica.
A fianco di quest'ultima porta fu realizzata una struttura fortificata a pianta quadrata, interna all'abitato e dotata di almeno una torre in muratura, si tratta di un vero e proprio nuovo Castello, concepito come rocca e estrema difesa del debole circuito esterno (foto n° 7-8). Ancora nel 1465 in un inventario dei beni della chiesa di Stezzano è ricordato il toponimo "porte de Doma", che però non sapremo indicare a quali delle tre porte Stezzanesi sia da riferire.
Appare del tutto evidente il carattere di provvisorietà e di estemporaneità di queste opere che però, per motivi che ci sfuggono, non sembrano essere mai state ulteriormente rafforzate.
Intanto la situazione politico militare divenne caotica. Nel 1372 un esercito visconteo al comando di Giovanni d'Iseo e G. Carpense si accampò in Stezzano dove fu assalito dalle truppe Guelfe di Merino Olmo e costretto alla ritirata.
Nel 1398, in seguito a una pace tra le due fazioni in lotta, un grosso esercito Visconteo, sotto il comando di Facino Cane, si acquartierò in Zanica e Stezzano.
L'undici maggio del 1406 una scorreria di truppe guelfe, da Palazzolo verso Bergamo, portò alla cattura di diversi uomini di Stezzano e Colognola che finirono prigionieri in Martinengo; il 15 dicembre in un'ulteriore scorreria guelfa sulla strada di Stezzano furono catturati due uomini e un'altro di Coloniola fu ucciso.
Questa "strada di Stezzano", collegava l'abitato di Colognola a Stezzano e doveva ricalcare l'attuale percorso ed era anche all'ora fiancheggiata dalla roggia Guidana infatti un documento del 1431 ricorda "ad stradam de Stezzano.... a sera lectus siriole et ultra strata de Stezzano"
Il 17 luglio 1407 avvene l'episodio più grave: le truppe Malatestiane filoguelfe, che occupavano il castello di Cividate, si avvicinarono a Stezzano. Usando delle scale superarono il fossato dietro "l'hospicium" di Dorathini de Zonio ed entrarono di nascosto nell'abitato senza destare sospetti negli abitanti.
Nell'assalto furono bruciate una parte dell'"ospitii habitationis domini Lanfranchi de Suardis"; "unam partem habitationis Iacobi q. Cherubini de Suardis", compreso il torchio a Est della casa; una parte della "domus magne q. eredum Collegii de Crema" (forse da identificare con l'attuale complesso denominato "Collegio"); il torchio della signora Antoniolam, moglie del "q. Maffei Suardis", più altre case dei ghibellini.
Il combattimento si potrasse per tre ore e vi rimasero uccisi "Garbanum de Galbaniis" abitatore di Stezzano e uno degli assalitori. Molti altri assalitori furono feriti, ma riuscirono a ritirarsi asportando come preda molti beni. Il quadro urbanistico che si ricava dalla cronaca di questo evento è molto preciso: l'abitato risulta difeso solo da un fossato che gli assalitori superano senza problemi con il solo aiuto di alcune scale, all'interno l'abitato risulta suddiviso in grandi corti agricole dette "ospitii habitationis" e "domus" anche fornite di torchi. Una buona parte di queste corti risultano essere di proprietà di esponenti della famiglia Suardi, capo parte del partito ghibellino, e su cui di conseguenza si accanì la violenza degli assalitori.
La sconfitta del partito ghibellino e filovisconteo guidato dai Suardi e l'affermarsi delle forze filoveneziane portarono a una serie di ribellioni per tutta la prima parte del XV secolo. Alle rivolte seguivano le confische: a Stezzano nel 1433 furono assegnati dalla Repubblica Veneta a Fedrico Rivola i beni che erano stati confiscati al ribelle Giacomo fu Michele dei Suardi.
E' in questo periodo che in Stezzano si ridimensiona l'influenza della famiglia filo-milanese Suardi ed emergono nuove famiglie legate al partito filo-veneto. In un atto del 1462, relativo alla definizione dei diritti sulle acque della roggia Morlana, accanto ai canonici di S. Vincenzo e ai rappresentanti della famiglia Suardi (Albertino, Marco e Pietro del fu Giorgio di Alberto Suardi miles e Albertino fu Pietro fu Testino Suardi), compaiono gli esponenti della nuova nobiltà emergente infatti vi sono ricordati insieme a Giovanni figlio del Fedrico dei Rivola già nominato sopra: Marco Michele, Giovanni Paolo e Matteo del fu Guido Carrara di Serina, Marco fu Stefano di Vianona; Antonio detto Zeno fu Pezzolo di Grumello; Giacomo fu Sapiente (Giovanni) di Grumello.
In Stezzano tra la seconda metà del XV secolo e la fine del XVI secolo, in seguito all'insediarsi di nuove famiglie e al relativo periodo di sicurezza che seguì l'affermazione della repubblica Veneta, si ebbe una vivace ripresa dell'attività edilizia (foto n° 9-10-11-12).
Le ampie costruzioni che sono ancora bene osservabili nel centro storico, i nuovi materiali (pietra di Sarnico) e i criteri stilistici e decorativi rinascimentali che vengono adottati, segnalano l'addensarsi dell'edificato all'interno del vecchio fosso difensivo.
Nel 1491 un atto cita per la prima volta un Molino, che deve essere identificato con quello che si trovava sino a qualche decennio fa in via Piave. Si deve trattare in ogni caso di una struttura molto antica le cui pale erano azionate dalle acque della roggia Piuggia.
Nello stesso periodo ha inizio il processo di edificazione di nuovi nuclei sparsi nelle campagne, sono i primi embrioni delle future cascine che ancora oggi caratterizzano l'ambiente rurale di Stezzano.
Nel 1480 i canonici di S. Vincenzo fittano delle loro terre a un tale "Johannem dictum Castellanum", il soprannome di questo personaggio passerà a identificare la possessione a lui affittata a Sud-Est del paese e anche la cascina che venne costruita su quei terreni e che ancora oggi è denominata "Cascina Castellana".
In un estimo del 1537 viene ricordato uno stallo di proprietà di Ludovico di Alberto Suardi. Dall'evoluzione di questa prima costruzione si originò successivamente un'ampia cascina, posta tra Stezzano, Comun Nuovo e Zanica, che dal cognome degli antichi proprietari è chiamata ancora oggi "la Soarda".
Le trasformazioni territoriali furono radicali e mentre si edificavano le nuove cascine una serie di edifici che segnavano il territorio nel periodo precedente caddero in disuso e furono demoliti.
Nel 1564 il Cardinale Luigi Cornaro Vescovo di Bergamo, decretò l'abbattimento di alcune chiesette diroccate che si trovavano nel territorio di Stezzano. Queste chiese erano intitolate a: S. Fermo, S. Martino, S. Alessandro, S. Nazzaro e S. Stefano. Si trattava di chiesette campestri di proprietà dei Canonici. Si salvò la sola chiesa di S. Maria, cioè il futuro santuario della madonna dei Campi.
Nel 1596 il Giovanni da Lezze ci descrive, per la prima volta compiutamente l'abitato di Stezzano: "é in pianura con uno castello senza muri; solo con fosse essendovi dentro delle case de particulari, lontani da Bergomo 4 milia, dal fosso che divide il Stato de Milanesi verso Trevilio X milia, longo et largo un milio. Fochi 143, anime 799: utili 95 (.....). 
De beni comunali non ha altro che le fosse del comune occupate dagli uomini i quali affittano et del affitto mantengono le hore. 
Vi sono cinque contadini che son comodi, il resto é povertà.(.....) 
Una seriola detta la Morlana con due rote da molino. Un'altra detta la Guidana. Un'altra detta il Ponte Perduto. 
S.to Gio. Battista è cura con entrata di scudi 100. Vi sono altre tre chiese senza entrata cioè S.to Pietro, S.to Defendo, S.to Antonio. S.ta Maria et S. Maria i Campo chiesa di molta devotione et concorso con entrata de scudi 200 incirca sotto il nome di Consortio"
 
Le note del Da Lezze descrivono una situazione ancora simile a quella tardo medioevale: il castello non murato, le deboli fosse di difesa che racchiudono le case delle 143 famiglie residenti. La popolazione risulta costituita nella maggioranza da piccoli contadini e, dopo il tramonto definitivo della famiglia Soardi, nessuna delle nuove famiglie nobili vi risiedeva stabilmente.
Tra il XVII e il XVIII secolo saranno proprio gli esponenti della nuova nobiltà: i Grumelli-Pedrocca, i Moroni e i Carrara Beroa a realizzare i più significativi interventi urbani ed edilizi. Ognuna di queste famiglie realizzò, spesso riusando delle preesistenze, delle grandi ville di campagna organicamente inserite nel contesto del tessuto edilizio antico (foto n° 13-14-15).
L'unica altra forza sociale che in qualche maniera sembra essere in condizione di competere con i nobili nella ridefinizione dello spazio urbano è la chiesa. Una serie di interventi radicali porteranno alla realizzazione tra la seconda metà del XVII e la prima metà del XVIII secolo della nuova chiesa, che verrà realizzata nel sito dove sorgeva quella antica e a cui si affiancherà nel 1738 il nuovo campanile.
L'insieme delle opere che furono necessarie per la realizzazione del nuovo centro religioso della comunità comportò un radicale riassetto delle aree di più antica edificazione probabilmente con il sacrificio di buona parte dell'edilizia medioevale che vi insisteva (tav. 4 - fine XIX secolo).
 
Nel 1798, con l'avvento del nuovo regime Napoleonico, i canonici di S. Vincenzo furono totalmente espropriati di tutti i loro beni tra i quali ancora figuravano ampie proprietà in Stezzano, fu così definitivamente cancellata una presenza che era durata per 800 anni.
Nel 1817 fu redatta la prima mappa catastale di Stezzano, che è anche la prima raffigurazione grafica completa dell'abitato (tav 5 - anno 1817). Pochi anni dopo, quasi a commento della nuova mappa catastale, l'abitato viene così descritto dal Da Ponte: "nelle antiche carte Statianum, grosso e bel villaggio del distretto e della pretura di Verdello, lungo la strada provinciale da Bergamo a Lodi, ha un territorio fertile assai in biade ed in gelsi. Non è la sola ampiezza, che rende considerabile il villaggio; lo è anche pel caseggiato nella massima parte signorile e grandioso, villeggiandovi molte famiglie nobili, cospique, e doviziose della patria. Ha le arti tutte di comodo di una borgata, e gode dei vantaggi di un mercato d'animali bovini che ogni lunedì si tiene con grande concorso di popolo. Questo villaggio è abitato da millecinquecento e più persone; la massima parte dei quali si occupa nell'agricoltura. E' patria del nostro pittor Giuseppe Ronzelli, del quale sono alcuni dei freschi nella sala maggiore del palazzo di delizie, che quivi ha la nobile famiglia de' conti fratelli Moroni e i due gran quadri, che adornano la stessa sala rappresentanti con incomparabile vivacità, l'uno il levar del sole, e l'altro il di lui tramontar. 
La sua chiesa prepositurale di grandioso disegno, bene ornata, e riccamente provveduta di sacri arredi, potrebbe con decoro essere in una città. E' sotto l'invocazione di S. Gio. Battista, ed appartiene alla pieve di Lalio. (....) Questa chiesa ha poi un bel sagrato ornato tutto di vasi e di statue, ed una torre considerevole per la sua altezza pei suoi ornamenti e per un concerto di grandi ed armoniosissime campane, con una statua colossale del santo titolare sulla cupola. 
Sussidiario alla parrocchiale avvi entro il caseggiato del villaggio un oratorio dedicato a S. Maria Elisabetta appartenente alla Nob. famiglia dei conti Carrara Beroa. La pala rappresenta la visitazione di Maria Vergine é stata dipinta nel 1642 da Antonio Scaletta. Fuori poi dal corpo della villa il santuario detto la madonna, ha due quadri attribuiti al sullodato Ronzelli."
 
In realtà il transito della nuova strada provinciale per Lodi, che veniva da Verdello (foto n° 16) attraverso l'abitato, avveniva in forma assai meno semplice di come la rappresenta il da Ponte. La nuova strada giungeva infatti nei pressi dell'abitato in una posizione assai diversa da quella in cui vi entrava l'antica via che attraversava anche Levate. Nella cartografia catastale si nota il raccordo che si rese necessario realizzare verso Ovest per consentire di raggiungere l'antico accesso dell'abitato. Il raccordo fu realizzato occupando in parte con la nuova via lo spazio già in precedenza occupato dal fosso di difesa, fossato che nella mappa catastale appare ormai in buona parte già scomparso e privatizzato.
Solo nella prima metà del XIX secolo si procedette a demolire alcune case del fronte Sud (foto n° 18) della "contrada nobile" consentendo il transito diretto, passando davanti alla facciata della chiesa, verso la piazza e quindi verso Bergamo.
Le grandi ville furono adeguate ai nuovi gusti neoclassici: la villa Grumelli-Pedrocca passò ai Maffeis che ne adeguarono l'aspetto, la villa Moroni subì, su progetto dell'architetto Bianconi, una radicale ristrutturazione. In alcuni terreni liberi a sud all'esterno del vecchio centro in fregio alla nuova strada la famiglia Caroli iniziò ad edificare, sempre su progetto dell'architetto Bianconi, una nuova grandiosa villa (foto n° 17).
Nel 1838, in occasione del transito dell'imperatore d'Austria Ferdinando I, fu costruito il fontanone (foto n° 19) a fianco della chiesa detto popolarmente "ol Surbù" (tav. 6 - anni 1838-1840)
La nuova mappa catastale realizzata nel 1853 testimonia l'incidenza di queste nuove opere e la tendenza dell'abitato ad espandersi al di fuori dei confini dell'antico vallo difensivo (tav. 7 - anno 1853).
Nella seconda metà del XIX secolo l'assetto urbano rimane sostanzialmente immutato.
Fanno eccezione a sud il completamento della villa Caroli e la creazione dello stupendo giardino annesso.
A nord furono realizzate delle opere di ampliamento della piazza comunale (foto n° 20) che fu dilatata verso nord demolendo alcuni edifici e occupando lo spazio di un brolo cintato. Questa operazione permise di fare prospettare sulla piazza principale, oltre al palazzo Maffeis, anche il palazzo Moroni, determinando l'eccezionale ambiente urbano che ancora oggi si conserva.
Nel 1879 fu fatta transitare nella nuova piazza la linea tramviaria a vapore Bergamo-Treviglio passante per Stezzano e gestita dalla Soc. Anonima Tramvie (tav. 8 - anno 1903).
Per le indicazioni bibliografiche si rimanda al seguente regesto cronologico.
REGESTO CRONOLOGICO
In Stezzano sono state rinvenute tre lapidi romane:
Della prima in marmo non si conoscono le circostanze del rinvenimento, il frammento d'epigrafe è facilmente integrabile, sulla base della titolatura imperiale di Antonino Pio. Il testo riportato dal Mommsen è il seguente:
(Imp(eratori) Cesari)
divi Had(riani filio)
Divi Traia(ni Parthici)
nepot(i) divi N(ervae pron(epoti))
T(ito) Ael(io Hadriano An
tonino Aug(usto) pio)
"All'imperatore Cesare, figlio del divino Adriano, nipote del divino Traiano Partico, pronipote del divino Nerva, Tito Elio Adriano Antonino Augusto Pio"
Si tratta di un'iscrizione in onore dell'imperatore Antonino Pio, che regnò dal 138 al 161 d.C. Conservata presso il Civico Museo Archeologico di Bergamo n° inventario 963.
Una seconda in biocalcarenite si trovava sopra la porta dell'oratorio cinquecentesco di S. Pietro in Vincoli alla Salvagna.
Atiliae (mulieris) l(ibertae)
Elpini
Prima l(iberta) patronae
"Ad Atilia Elpin, liberta di una donna; la liberta Prima (dedicò) alla padrona"
La lastra è dedicata dalla liberta Prima alla sua padrona Atilia Elpin, a sua volta liberta di una donna; lo stesso cognome Elpin indica origine servile.
Lastra funeraria databile al I secolo quando i liberti più facilmente dedicavano ai padroni, conservata al Civico Museo Archeologico di Bergamo n° inventario 945.
l'ultima lapide nota fu trovata nei pressi di Stezzano prima del 1500.
L(ucio) Quinctio
L(uci) l(iberto)
Oresti
"A Lucio Quinzio Oreste, liberto di Lucio", si tratta di una lapide funeraria dedicata a un liberto il cui nome originario greco é Orestes.
La lapide é oggi dispersa se ne conserva un disegno nel manoscritto di P. Calepio, Iscrizioni di Bergamo dall'epoca Romana, c. 1733, Biblioteca Civica Angelo Maj di Bergamo, AB 225, f. 62.
(Marina Vavassori, Le antiche lapidi di Bergamo e del suo territorio, in Notizie Archeologiche Bergomensi, anno 1993, n° 1)
- Fine V inizio del VI secolo: nel 1853, in un terreno della famiglia Caroli, fu rinvenuta una sepoltura con corredo composto da suppellettili caratteristiche del costume femminile Ostrogoto, databili al periodo tra la fine del V e l'inizio del VI secolo. Si tratta di una fibula a staffa in argento dorato; un paio di orecchini a poliedro in oro; alcuni oggetti da toeletta. Il ritrovamento é avvenuto in aperta campagna a una distanza di 1,5 Km dal centro abitato e piuttosto vicina ai percorsi delle vie romane che collegavano Bergamo al cremonese e a Milano. Il Bierbrauer, che per primo ha studiato i materiali Ostrogoti in Italia, ipotizza, tenendo conto che il territorio era già abitato dall'epoca romana, che la sepoltura possa essere connessa con un nucleo di ostrogoti proprietari terrieri o coltivatori in zona, in continuità con insediamenti simili dell'età precedente.
(Paola Marina de Marchi e Susanna Cini, I reperti altomedioevali nel museo Archeologico di Bergama, Bergamo, 1988, pp.59-62)
- 805: in un atto dell'aprile appaiono due persone abitanti in Stezzano: "Gomerati de Stegiano" e "Alboni de Stegiano"
(Sergio del Bello, Indice Toponomastico altomedioevale del territorio di Bergamo, Bergamo, 1986, p. 126)
- 806: in un atto del luglio è ricordato un "Andrei di Stegiano"
(Sergio del Bello, Indice Toponomastico altomedioevale del territorio di Bergamo, Bergamo, 1986, p. 126)
- 875: l'11 settembre "Stephanus diaconus f.b.m. Andrei de Stegiano" fa testamento in Levate disponendo dei beni della sua cappella dedicata a S. Vittore posta in Grumello al Piano, di case e robe in Lalio e di una casa entro il muro di Bergamo.
(Sergio del Bello, Indice Toponomastico altomedioevale del territorio di Bergamo, Bergamo, 1986, p. 127; e Ronchetti G., Memorie Istoriche della città e chiesa di Bergamo, 1818 ripublicato nel 1975 dall'Archivio Storico Brembatese, vol I, pp.155-156)
- 915: un atto attesta proprietà dei Canonici di S. Vincenzo in Stezzano
(AA.VV, Stezzano si racconta, Treviolo, 1996, p.44)
- 1012: in un atto del 19 maggio steso in Lalio viene comperata una vigna detta Taliuno in Stagiano da prete Giseverto, rettore della Basilica di S. Pietro in Stagiano.
(AA.VV, Stezzano si racconta, Treviolo, 1996, p.59)
- 1082: In un atto un gruppo di piccoli signori di Chieve (CR) dichiara di abitare ormai stabilmente in Crema e liquida i propri residui beni nel villaggio di Stezzano da cui proveniva. Nell'atto sono ricordati come esistenti in Stezzano: la chiesa di S. Pietro, una seriola e un castagneto (Pergamene della Biblioteca Civica Angelo Maj di Bergamo - Archivio Capitolare n°503)
- 1084: In un atto é indicata l'esistenza di un Castello in Stezzano (Pergamene della Biblioteca Civica Angelo Maj di Bergamo - Archivio Capitolare n°3958) Lo Jorg Jarnut lo indica tra quei castelli di proprietà comune realizzati da piccoli o medi contadini, non legati tra loro da rapporti di parentela identificabile. Questi fortilizi pare siano stati edificati dai loro antenati in forma associata e i contadini ne mantengono a lungo quote individuali di proprietà, allienandone piccole aliquote senza il consenso di un castellano. (Jorg Jarnut, Bergamo 568-1098, Archivio Storico Bergamasco, Bergamo, 1981, p. 113 n.)
- 1087: "Petrus subdiaconus et Johannes germani et filii q. Bono de loco Staiano" vendono a "Bonifante de cividate Pergami" una pezza di tera nel luogo detto Murianica.
(AA.VV, Stezzano si racconta, Treviolo, 1996, p.17)
- 2° metà del XI secolo: E' nota l'attività di un "liber Homo" di nome Picino di Stezzano che svolgeva l'attività di banchiere. (Jorg Jarnut, Bergamo 568-1098, Archivio Storico Bergamasco, Bergamo, 1981, p. 183)
- 1174: Il 22 gennaio l'imperatore Federico concede agli abitanti di Levate di condurre in quel territorio l'acqua del Serio tramite due canali, il primo che passa per Stezzano e il secondo per Grassobbio e Zanica.
(Ronchetti G., Memorie Istoriche della città e chiesa di Bergamo, 1818 ripublicato nel 1975 dall'Archivio Storico Brembatese, vol II, p.146)
- 1179: In un atto sono ricordate delle persone che emigrarono da Stezzano e Grumello (al piano) verso Lodi (Pergamene della Biblioteca Civica Angelo Maj di Bergamo - Pergamene del Comune n°4023)
- 1199: I canonici acquisiscono diversi pezzi di terra in Stezzano, con giurisdizione feudale e due seriole.
(AA.VV, Stezzano si racconta, Treviolo, 1996, p.44)
- 1202: in un atto del 5 maggio é ricordato un "contracambium" tra i canonici e "don Petrum de Suardis"
(AA.VV, Stezzano si racconta, Treviolo, 1996, p.38)
- 1218: In un atto sono ricordate le proprietà comuni dei canonici di S. Vincenzo di Bergamo in Stezzano.
(Ronchetti G., Memorie Istoriche della città e chiesa di Bergamo, 1818 ripubblicato nel 1975 dall'Archivio Storico Brembatese, vol II, p.201)
- 1260: Viene fatta una convenzione tra i membri della compagnia della Seriola che si origina dal Serio in Seriate e che attraversa Paderno, Orio, Azzano e Stezzano sino al luogo detto Rovereta del Monastero di Levate.
La compagnia era costituita dai Canonici della chiesa di Bergamo, dai signori Alberico, Nantelmo e Detesalvo figli del fu sign. Plebano Regolato Suardi a nome anche di altri Suardi, dai Sindaci di Stezzano e dai Sindaci del Monastero di S. Sepolcro d'Astino. L'atto stabilisce che la compagnia debba acquistare 600 pertiche di terra nella contrada di Rovereta del Monastero di Levate, cioè 200 ciascuno il Capitolo, il Monastero d'Astino e il Comune di Stezzano.
(Ronchetti G., Memorie Istoriche della città e chiesa di Bergamo, 1818 ripubblicato nel 1975 dall'Archivio Storico Brembatese, vol II, p.294)
- 1269: l'8 agosto Guiscardino Suardi Canonico figlio di Lanfranco fu Girardo essendo infermo fa testamento: tra le altri lasciti dispone XL Soldi imperiali da impiegare in compere di beni a vantaggio della chiesa di Stezzano.
(Ronchetti G., Memorie Istoriche della città e chiesa di Bergamo, 1818 ripubblicato nel 1975 dall'Archivio Storico Brembatese, vol II, p.313)
- 1282: Viene nominato in un lascito per la prima volta il convento delle suore "humiliate de Stazano" Il convento si inurba prima del 1342 in Bergamo nel borgo di S. Stefano dove oggi si trova il convento di S. Benedetto. In quell'anno vienne denominato come "domus de Stazano de Pergamo".
Il convento è poi ricordato nel 1361; a quell'epoca risulta che fosse composto da solo tre membri, e viene chiamato "Domus de S. Marie Novelle de Stezano". Esistono alcuni dubbi sull'identità di appartenenza all'ordine umiliato del convento di Stezzano, infatti se i vicari episcopali nel 1342 definiscono il convento come appartenente all'ordine umiliato, dall'altra parte esso non appare mai in nessun catalogo ufficiale delle fondazioni umiliate bergamasche.
La sede originaria del convento doveva essere a Stezzano nel luogo "ubi dicitur ad S. Mariam". (Maria Teresa Brolis, Gli umiliati a Bergamo nei secoli XIII e XIV, Milano,1991, pp. 99 - 217-219)
- 1282: E' ricordato in un atto il toponimo "ad Canonicum"
(AA.VV, Stezzano si racconta, Treviolo, 1996, p.44)
- 1283: Un'altro lascito ricorda il convento Umiliato "de Stazano" (Maria Teresa Brolis, Gli umiliati a Bergamo nei secoli XIII e XIV, Milano,1991, p. 203)
- 1312: Federico Coglione già sostenitore della fazione dei Suardi fuggì da Bergamo e si congiunse con i fuoriusciti guelfi e con una grande quantità di gente sia a piedi che a cavallo saccheggiò varie terre del Bergamasco.
Tra queste furono saccheggiate Spirano, castello dei Suardi, Zanica terra del Signor Ameo Suardi. Fu quindi occupato Stezzano dove i Suardi tenevano grandi proprietà. I guelfi rinforzati da questi successi chiamarono come capitano Ponzino Ponzoni e tentarono la conquista della città, ma furono affrontati dai cittadini e dagli stipendiati ghibellini comandati dal real Viacario Visconte e sconfitti.
(Ronchetti G., Memorie Istoriche della città e chiesa di Bergamo, 1818 ripubblicato nel 1975 dall'Archivio Storico Brembatese, vol III, p.18)
- 1331: negli statuti del comune di Bergamo il Comune di "Stazano" é incluso nella Facta di S. Stefano. e se ne ordina l'unione amministrativa con i limitrofi comuni di "Gusanica, Grumello e Sabio.
(Claudia Storti Storchi, Lo statuto di Bergamo del 1331, Milano, 1986, p.60, p71, )
- 1336: E' ricordato in un atto la località "ad pontem Canonicum" e una "Strada Nuova"
(AA.VV, Stezzano si racconta, Treviolo, 1996, p.44 e p.59)
- 1372: In seguito all'infuriare delle lotte di fazione tra guelfi e ghibellini il Sign. Bernabò Visconti inviò in bergamasca un esercito al comando di Giovanni d'Iseo e di Gio. Carpense. Tali truppe si accamparono presso Stezzano dove furono assalite dai guelfi capitanati da Merino Olmo e costette a ritirarsi.
(Ronchetti G., Memorie Istoriche della città e chiesa di Bergamo, 1818 rippublicato nel 1975 dall'Archivio Storico Brembatese, vol III, p.133)
- 1392: L'8 luglio i consoli del comune di Stezzano Iohannem dictum Muzzinum e Petrum de Besana fissano con un pubblico atto i confini del comune di Stezzano. Testi; Betino figlio del q. Bonetti de Mapello, Aresmino figlio del q. Baldini de Solario, Cresimbeno dicto Zeno figlio q. Bonfadi de Aleginobus de Curno, Mino figlio di Bernardi Calcaney tutti uomini abitanti in Stezzano.
(Vincenzo Marchetti, Confini dei comuni del territorio di Bergamo - 1392-1395, Bergamo 1996)
- 1398: Alla fine di luglio fu dichiarata una pace tra le fazioni guelfa e ghibellina della bergamasca, il Sign. Gio. Galeazzo Visconte per renderla stabile inviò a Bergamo il capitano Gio. Facino Cane con un grosso reparto di cavalleria e con 10.00 fanti. Le truppe giunsero il primo di Agosto e si stanziarono a Zanica e parte in Stezzano.
(Ronchetti G., Memorie Istoriche della città e chiesa di Bergamo, 1818 rippublicato nel 1975 dall'Archivio Storico Brembatese, vol III, p.186)
- 1406: l'11 maggio 800 uomini del sign. Pandolfo Malatesta fecero un'incursione da Palazzolo verso Bergamo dove catturarono 6 uomini di Coloniola e 8 di Stezzano con più bestie bovine che condussero a Martinengo.
(Carlo Capasso, Cronicun Bergomense guelpho-ghibellinum ab anno MCCCLXXVIII usque ad anno MCCCCVII, Bologna, p.181)
- 1406: il 15 Dicembre furono presi Giorgio degli Arrigoni et Gio. figlio del q. Bartolomeo de Necaliis sopra la strada di Stezzano, e fu amazzato Nolus de Colloniola per i medesimi Guelfi.
(Ronchetti G., Memorie Istoriche della città e chiesa di Bergamo, 1818 rippublicato nel 1975 dall'Archivio Storico Brembatese, vol III, pp.195-196)
- 1407: Il 17 luglio le truppe Malatestiane, filoguelfe, a cavallo e a piedi che occupavano il castello di Cividate si avvicinarono a Stezzano. Usando delle scale superarono il fossato dietro "l' hospicium" di Dorathini de Zonio ed entrarono di nascosto nell'abitato senza destare sospetti negli abitanti.
Nell'assalto furono bruciate una parte dell'"ospitii habitationis domini Lanfranchi de Suardis"; "unam partem habitationis Iacobi q. Cherubini de Suardis", compreso il torchio a Est della casa; una parte della "domus magne q. eredum Collegii de Crema"; il torchio della signora Antoniolam moglie del "q. Maffei Suardis" più altre case dei ghibellini.
Il combattimento si potrasse per tre ore e vi rimasero uccisi "Garbanum de Galbaniis" abitatore di Stezzano e uno degli assalitori. Molti altri assalitori furono feriti, ma riuscirono a ritirarsi asportando come preda molti beni.
(Ronchetti G., Memorie Istoriche della città e chiesa di Bergamo, 1818 rippublicato nel 1975 dall'Archivio Storico Brembatese, vol III, p.218; e Carlo Capasso, Cronicun Bergomense guelpho-ghibellinum ab anno MCCCLXXVIII usque ad anno MCCCCVII, Bologna, p.205)
- 1431: La strada di Stezzano, che collegava l'abitato di Colognola a Stezzano doveva ricalcare l'attuale percorso ed era anche all'ora fiancheggiata dalla roggia Guidana infatti un documento ricorda "ad stradam de Stezzano.... a sera lectus siriole et ultra strata de Stezzano"
(Archivio MIA, Armadio XXI inventari, 1431, f. 158)
- 1433: Furono assegnate dalla Repubblica Veneta a Fedrico Rivola beni in Stezzano confiscati al ribelle Giacomo fu Michele dei Suardi.
(Mozzi G. E., Antichità Bergamasche, manoscrit. del XVIII sec., Biblioteca Civica Angelo Maj di Bergamo, f. 36, del VI volume)
- 1435: Viene steso un inventaio dei beni soggetti a decima in favore della chiesa dei santi Pietro e Giovanni di Stezzano. Tra le altre pezze di terra appare il luogo detto "S. Maria", si tratta probabilmente del terreno su cui nel XVII secolo fu eretto il santuario della Madonna dei Campi. Su questo terreno doveva trovarsi l'antica chiesa e monastero delle suore umiliate.
(AA.VV, Stezzano si racconta, Treviolo, 1996, p.12 e p.58)
- 1435: Viene nominata per la prima volta la roggia Piuggia.
(AA.VV, Stezzano si racconta, Treviolo, 1996, p.28)
- 1462: In un atto notarile del 21 luglio sono suddivise le acque della roggia Morlana tra gli aventi diritto che risultavano essere:
I Canonici di S. Vincenzo; Marco Michele, Giovanni Paolo e Matteo del fu Guido Carrara di Serina; Albertino, Marco e Pietro del fu Giorgio di Alberto Suardi (miles); Albertino fu Pietro fu Testino Suardi, Marco fu Stefano di Vianona; Giovanni fu Fedrigino di Rivola; Antonio detto Zeno fu Pezzolo di Grumello; Giacomo fu Sapiente (Giovanni) di Grumello.
(AA.VV, Stezzano si racconta, Treviolo, 1996, p.20)
- 1465: In un inventario dei beni della chiesa di Stezzano è ricordato il toponimo " porte de Doma".
(AA.VV, Stezzano si racconta, Treviolo, 1996, p.29)
- 1480: il 14 ottobre i Canonici di S. Vincenzo investirono in locazione di loro terre un tale "Johannem dictum Castellanum", da questo personaggio prese il nome la possesione a lui affittata a Sud-Est del paese denominata "Cascina Castellana"
- 1491: Un atto cita un Molino, che si deve identificare con il molino ora in via Piave, era azionato dalle acque della roggia Piuggia.
(AA.VV, Stezzano si racconta, Treviolo, 1996, p.54)
- 1537: Ludovico di Alberto Suardi possedeva uno stallo nel territorio di Stezzano che si chiamava "la Soarda" Si tratta dell'attuale cascinale La Suarda che si conserva tra Stezzano, Comunnuovo e Zanica.
(Estimi 1537, vicinia di S. Stefano, p. 144).
- 1564: Il 6 Novembre il Cardinale Luigi Cornaro Vescovo di Bergamo, decreta l'abbattimento delle chiesette diroccate di Stezzano intitolate a: S. Fermo, S. Martino, S. Alessandro, S. Nazzaro e S. Stefano. Si trattava di chiesette campestri di proprietà dei Canonici. Il materiale ricavato fu trasportato intorno al sagrato della parrocchiale di S. Giovanni Battista e alla cappella di S. Rocco, in piazza , vicino alla chiesa di S. Antonio ed alla canonica. Si salvò la sola chiesa di S. Maria, cioé il futuro santuario della madonna dei Campi.
(AA.VV, Stezzano si racconta, Treviolo, 1996, p. 58)
- 1596: La terra é in pianura con uno castello senza muri, solo con fosse essendovi dentro delle case de particulari, lontani da Bergomo 4 milia, dal fosso che divide il Stato de Milanesi verso Trevilio X milia, longo et largo un milio.
Fochi 143, anime 799: utili 95, il resto come sopra.
Soldati (...)
Terreni con il comune pertiche 809, con la città pertiche 8.946.
Vale scudi 20 la perticha. Raccolti per uso abbondantemente.
Il comune ha L 150 di entrata. Un console con L 10 et doi sindaci con L 7 per uno eletti dagli huomini che governano pagando in Camera il sussidio, al Benaglio le tasse, al sindaco della Squadra le taglie et straordinarie.
Il comune ha altre spese de monstre, strade et altre, che in sumaso spende circa d.ti 225 l'anno.
De beni comunali non ha altro che le fosse del comune occupate dagli uomini i quali affittano et del affitto mantengono le hore.
Vi sono cinque contadini che son comodi, il resto é povertà. L'estimo é di s. 10 e d. 6.
Il Barisello ha 3 o4 scudi l'anno, questa é una manzaria perchè va senza occasione.
Alli agenti del comune si dà s.12 et 20 secondo i tempi per giornata de viaggi.
In oltre ha pertiche 60 pascoli comunali non occupati.
Una seriola detta la Morlana con due rote da molino.
Un'altra detta la Guidana. Un'altra detta il Ponte Perduto.
S.to Gio. Battista è cura con entrata di scudi 100.
Vi sono altre tre chiese senza entrata cioè S.to Pietro, S.to Defendo, S.to Antonio.
S.ta Maria et S. Maria i Campo chiesa di molta devotione et concorso con entrata de scudi 200 incirca sotto il nome di Consortio.
Animali: bovini n° 310, cavalli n° 145.
(Giovanni da Lezze, Descrizione di Bergamo e del suo territorio 1596, Bergamo 1988, Lucchetti editore, pp. 445-446)
- 1698: Pier Paolo Pirovano esegue il portale di marmo della chiesa parrocchiale.
(AA.VV, Stezzano Immagini e ricordi, Bergamo, 1986, f.6)
- 1738: Fu iniziata l'edificazione del campanile. Il nuovo edificio, alto 83 metri, sorse sulle fondamenta di una antica torre, riutilizzando in parte le macerie esistenti sul posto. Fu terminato nel 1764.
(AA.VV, Stezzano Immagini e ricordi, Bergamo, 1986, f.85)
- 1798: I canonici furono espropriati delle loro proprietà in Stezzano in seguito alle leggi Napoleoniche.
(AA.VV, Stezzano si racconta, Treviolo, 1996, p.44)
- 1820: Stezzano, nelle antiche carte Statianum, grosso e bel villaggio del distretto e della pretura di Verdello, lungo la strada provinciale da Bergamo a Lodi, ha un territorio fertile assai in biade ed in gelsi. Non è la sola ampiezza, che rende considerabile il villaggio; lo è anche pel caseggiato nella massima parte signorile e grandioso, villeggiandovi molte famiglie nobili, cospique, e doviziose della patria. Ha le arti tutte di comodo di una borgata, e gode dei vantaggi di un mercato d'animali bovini che ogni lunedì si tiene con grande concorso di popolo. Questo villaggio è abitato da millecinquecento e più persone; la massima parte dei quali si occupa nell'agricoltura. E' patria del nostro pittor Giuseppe Ronzelli, del quale sono alcuni dei freschi nella sala maggiore del palazzo di delizie, che quivi ha la nobile famiglia de' conti fratelli Moroni e i due gran quadri, che adornano la stessa sala rappresentanti con incomparabile vivacità, l'uno il levar del sole, e l'altro il di lui tramontar.
La sua chiesa prepositurale di grandioso disegno, bene ornata, e riccamente provveduta di sacri arredi, potrebbe con decoro essere in una città. E' sotto l'invocazione di S. Gio. Battista, ed appartiene alla pieve di Lalio. Ha inoltre delle osservabili pitture, fra le quali una molto stimata del nostro Francesco Zucco rappresentante la circoncisione di Gesù Cristo. Alla pala, che attualmente esiste all'altar maggiore, ne verrà sostituita un'altra rappresentante la decollazione di S. Giovanni Battista, lavoro che va compiendosi dall'eccellente artista sig. Diotti professore nella nostra accademia Carrara. Questa chiesa ha poi un bel sagrato ornato tutto di vasi e di statue, ed una torre considerevole per la sua altezza pei suoi ornamenti e per un concerto di grndi ed armoniosissime campane, con una statua colossale del santo titolare sulla cupola.
Sussidiario alla parrocchiale avvi entro il caseggiato del villaggio un oratorio dedicato a S. Maria Elisabetta appartenente alla Nob. famiglia dei conti Carrara Beroa. La pala rappresenta la visitazione di Maria Vergine é stata dipinta nel 1642 da Antonio Scaletta. Fuori poi dal corpo della villa il santuario detto la madonna, ha due quadri attribuiti al sullodato Ronzelli. Nella contrada detta Guzzanica, la quale si hanno documenti che anticamente fosse parrocchiale separata, avvi una piccola chiesa consacrata a santi Vito e Modesto, che insieme a S. Crescenzia vi sono effigiati in quadro da assai antico pennello. Nella sacrestia di questa piccola chiesa, avvi inoltre un fresco attribuito da alcuni al nostro celeb. Previtali. Anche nell'altra disgiunta contrada detta la Tezza esiste un oratorio in onore di S. Ubaldo, appartenente alla signorile famiglia Dallovo.
In Stezzano si sono trovate le seguenti lapidarie iscrizioni in marmo bianco:
la prima
L. QUINCTIO
L. L.
ORESTI
la seconda
DIVI HAD.....
DIVI TRATA....
NEPOT. DIV...
T. I.
I poverelli di Stezzano godono delle beneficenze della sua Congregazione di Carità, non meno in soccorsi personali che per l'ammaestramento sei fanciulli dell'uno e dell'altro sesso, e pel collocamento delle zitelle in matrimonio. Essa Congregazione amministra i legati del sign. Lorenzo Bulla, del cav. sig. Francesco Carrara, del sig. Antonio Micheli, e quello del Rever. sig. Canonico Fogaccia ora contributo dall'erede suo nobile sig. conte Zaccaria Suardo.
A queste largizioni a favor del popolo va aggiunta l'altra recentissima pervenutagli per filantropia del suo paroco non mai bastantemente encomiato e compianto don Gio. Battista valsecchi mancato alla vita pochi mesi sono. Egli lasciò che formato un capitale col prodotto della vendita delle sue mobiglie e biade, e con il denaro che potesse trovare al tempo della sua morte (il quale è ammontato a somma dconsiderevole per aver egli appartenuto a famiglia comoda) i prò divisi per metà fra comune di Stezzano e quello di calolzio sua patria fossero convertiti in elemosine sttimanali a poverelli fattisi colla loro laboriosa condotta incapaci di guadagnarsi il vitto, ed alle mogli partorienti bisognose di soccorso. O nobile esempio di carità cristiana degno d'essere imitato.
Stezzano è distante da Verdello tre miglia, e da Bergamo quasi quattro; ha estimo censuario scudi 122403.1.6.14.3. e novantasei possidenti estimati.
(Gio. Maironi da Ponte, Dizionario odeporico o sia storico-politico-naturale della provincia bergamasca, Bergamo 1820, vol. III, pp.125-128)
- 1838: In occasione del transito dell'imperatore d'Austria Ferdinando I fu costruito il fontanone a fianco della chiesa detto popolarmente "ol Surbu"
(AA.VV, Stezzano Immagini e ricordi, Bergamo, 1986, f.34)
- 1879: Viene innaugurata la linea tramviaria a vapore Bergamo-Treviglio passante per Stezzano e gestita dalla Soc. Anonima Tramvie.
(AA.VV, Stezzano Immagini e ricordi, Bergamo, 1986, f.8)